mercoledì 8 febbraio 2012


Ma quali tagli Difesa: Italia acquista F-35 per 240 milioni
Roma - Tre cacciabombardieri F-35 Jsf, una spesa di 240 milioni di dollari e una spiegazione: "i primi aerei costeranno di più, il prezzo diminuirà con l’andare avanti del programma". Parola del generale Claudio Debertolis che ieri, davanti alla Commissione Difesa della Camera, in veste di direttore nazionale degli Armamenti ha annunciato l’acquisto dei primi F-35 da parte dello Stato. Ottanta milioni di euro cadauno. Un prezzo, una certezza e una variante sconosciuta.

Quest’ultima dipende dal fatto che non è chiaro se la somma versata per ogni aereo comprenda le spese di progetto, mentre dovrebbe essere appurato che ogni operazione "di cantiere" non porterà nuovi posto di lavoro in Italia. A lavorare sui cacciabombardieri, infatti, sarà il personale addetto alla costruzione dell’Eurofighter, il primo caccia del primo vero progetto militare comunitario. Il motivo? La produzione dell’aereo da guerra ‘europeo’ ha subìto contraccolpi non da poco a causa del dietro front dell’India, che ha deciso di acquistare 126 caccia francesi Rafale invece che Eurofighter.

Ma non solo. A mettere in difficoltà il consorzio continentale che produce il caccia è anche la mossa del nostro Paese, che ha preferito investire nell’acquisto velivoli americani (gli aerei F-35 Joint Strike Fighter) piuttosto che scommettere soldi e tempo sull’evoluzione del prodotto europeo, costretto a fare i conti anche con la decisione dell’Inghilterra, vicina ad un accordo con i produttori francesi del Rafale in vista di un progetto comune con Eurofighter Typhoon.

E intanto la nostra Aeronautica militare avvisa: presto bisognerà rinnovare il parco aerei, con la sostituzione dei Tornado e degli Amx, precisando che a rendere problematica il rapporto tra Italia e il consorzio Eurofighter non sono state scelte militari, bensì politiche. Tutti da verificare, al contempo, i tempi di operatività dei nuovi caccia F-35, visti i problemi che attanagliano la loro produzione negli Usa.
E' tempo di finirla con la farsa 'Grecia nell'euro'
Proteste in Grecia: i manifestanti bruciano una bandiera della Germania.
Il settimanale tedesco Der Spiegel, uno dei pochi giornali europei a uscire dal coro conformista, denuncia di nuovo ipocrisie e trame su un'idea di Europa a cui mezzo miliardo di cittadini europei non credono piu', nonostante la massiccia propaganda dei media controllati da lobby bancarie e politiche. "Bisogna porre fine a questa tragicommedia".
Per gli ultimi due anni la Grecia ha combattuto con i vari paesi dell’eurozona e con il Fondo Monetario Internazionale per i tanto desiderati piani di aiuti. Sono stati implementati importanti programmi di austerità e i creditori sono stati costretti a subire delle perdite "volontarie".
Ma nonostante tutto, la situazione economica del paese non ha fatto che peggiorare. Contrazione del Pil, maggiore indebitamento e banche tagliate fuori dai mercati dei capitali. E la cosa che più preoccupa è il fatto che la situazione non mostra segnali di miglioramento.
Intanto continuano i negoziati per l’ottenimento di una nuova tranche di aiuti, un pacchetto da €130 miliardi. Eppure è chiaro che nemmeno questo riuscirà a salvare il paese, quanto semplicemente a ritardare l’insolvenza greca e a prolungare la sofferenza e le varie misure di austerità imposte alla popolazione.
È tempo che i politici ammettano che le loro strategie non hanno funzionato, continua il Der Spiegel. L’idea che il paese possa essere liberato dal fardello del debito attraverso programmi di austerità e aiuti finanziari condizionati, sta dimostrando di non portare a niente.

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